UN ANNO IN MUSICA(L)

 

Le meduse – ombrelli trasparenti con tentacoli colorati, i pesci di cartapesta, le figlie di re Tritone nei loro abiti sgargianti: tutti danzano mentre il granchio-compositore di corte Sebastian cerca di far capire ad Ariel quanto “in fondo al mar la vita è piena di meraviglie”, dettando il ritmo con le sue chele-nacchere di gommapiuma.

Martedì i ragazzi della Scuola Parsifal hanno allestito “La sirenetta”, appuntamento ormai tradizionale di fine anno con i grandi musical che le quarte medie preparano durante tutto l’anno.

“Un lungo percorso che è innanzitutto didattico perché sviluppa un preciso lavoro artistico, ma allo stesso tempo è un’avventura a livello umano perché i ragazzi sono chiamati a giocare non solo talenti canori e recitativi, ma quel che hanno dentro, lottando anche contro insicurezze, timidezze e certe visioni di sé”.

Ne è ben consapevole Maurizio Meggiorini, sassofonista dal curriculum blasonato (è di casa al Blue Note, tempio milanese del jazz) e docente alla Parsifal: “Si inizia subito a settembre: cantare e recitare costringe i ragazzi a mettersi a nudo, con tutti i loro pregi ma anche con tutti i loro limiti davanti ai compagni. Per tanti è un’esperienza nuova: all’inizio gli imbarazzi non sono pochi e neppure lievi, ma è bello vedere come imparano a conoscersi di più e, preparando il musical, diventino più amici”.

Il casting può creare delusioni: “C’è chi sognava un personaggio principale e si ritrova comprimario, ma che bello vederli poi impegnati e realizzati quando accettano un certo ruolo perché capiscono che è tagliato sulle loro potenzialità e che anche il loro personaggio sarà indispensabile perché il tutto funzioni bene”.

Stesso discorso per chi non recita ma passa l’anno a preparare scenografie e costumi: “Sì, anche sarti son diventati! Tutto l’anno a progettare, disegnare e poi costruire, dipingere, cucire; e i loro occhi luccicano d’orgoglio quando leggono il loro nome accanto al vestito di Ursula o alla conchiglia di Tritone”.

Spenti gli applausi dei cinquecento spettatori un ragazzo rifletteva: “Un intero anno per un’ora e mezza”, e il suo vicino, continuando, a spiegare il senso: “Incredibile, quanta roba c’è stata in un’ora e mezza!”

Fondazione San Benedetto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *